Patologia Sinoviale e Corpi Mobili Ginocchio

Membrana sinoviale, liquido sinoviale e borse sinoviali

La membrana sinoviale del ginocchio è quello strato sottilissimo, ricco di vasi sanguigni e terminazioni nervose, a contatto con la capsula articolare, che riveste internamente. Il suo compito fondamentale è quello di produrre il liquido sinoviale, che si caratterizza per l’essere “oleoso”, in grado di lubrificare le superfici articolari (grazie alla presenza dell’acido ialuronico), aiutandole così a farle scivolare senza attrito. Il liquido è anche in grado di “nutrire” la cartilagine articolare, che non ricevendo direttamente il sangue (la cartilagine, infatti, non è vascolarizzata), necessita di ossigeno e nutrienti trasportati dal liquido sinoviale. Ma la membrana sinoviale ha anche un ruolo nella rimozione di detriti cellulari e nella risposta immunitaria, grazie ad alcune cellule che si trovano al suo interno (sinoviociti B, macrofagi e Linfociti). In condizioni normali la quantità di liquido sinoviale oscilla da 0,4 e 4 ml. Tuttavia, in seguito a traumi (con o senza lesioni delle strutture interne quali ad esempio la cartilagine, i menischi e i legamenti crociati) o condizioni patologiche infiammatorie del ginocchio (sinoviti) o sistemiche (ad es. gotta, psoriasi, artrite reumatoide), la quantità può aumentare, talvolta anche considerevolmente, fino a dieci volte il volume normale. In questi casi, essendo il liquido incomprimibile, esercita una pressione sulla membrana stessa, causando dolore e guadagnando spazio verso alcune “sacche” (chiamate borse sinoviali) presenti intorno all’articolazione, tra le quali almeno tre meritano di essere ricordate: la borsa prerotulea (o sfondato quadricipitale), la borsa sottorotulea e quella poplitea, situata posteriormente, tra i muscoli gemello mediale e semimembranoso. Quest’ultima si trova a una certa distanza dallo spazio articolare, ma, grazie alla presenza di alcuni piccoli canali, l’eccesso di liquido sinoviale può raggiungere la borsa, normalmente quasi vuota, riempiendola. Questo meccanismo porta alla formazione della nota “cisti di Baker”, una raccolta di liquido sinoviale nella parte posteriore (poplitea) del ginocchio. Questo termine in realtà è improprio, poiché col termine cisti si intende in medicina la presenza di contenuto patologico all’interno di una cavità non esistente prima (neoformata). Ma, come detto, la borsa poplitea è una piccola cavità già esistente, che viene riempita a causa dell’eccesso di liquido. Inoltre, col termine “Cisti di Baker” si dovrebbe intendere la tipica raccolta di liquido sinoviale che si verifica in caso di Artrite Reumatoide, come descritto per la prima volta nel XIX secolo dal medico inglese William Morrant Baker. Troppo spesso, ormai, questo termine è utilizzato riferendosi a qualunque raccolta poplitea, non soltanto in presenza di artrite reumatoide, ma anche in caso di infiammazioni generiche, traumi, o patologia artrosica. Tale precisazione risulta fondamentale per la scelta del corretto trattamento, che deve essere anzitutto preceduto dalla comprensione dei fattori che hanno indotto l’eccesso di liquido sinoviale. Si ritiene pertanto scorretto l’approccio, purtroppo troppo spesso proposto, che prevede l’asportazione della famigerata “cisti di Baker”, con eventuali incisioni chirurgiche nella regione poplitea, o aspirazioni eco-guidate della stessa. Infatti, soltanto l’identificazione della causa e l’eventuale soluzione di questa potrà arrestare la produzione in eccesso di liquido (ad es. la cura dell’infiammazione sinoviale, il trattamento chirurgico dell’eventuale lesione meniscale o legamentosa, o il trattamento di una lesione cartilaginea), mentre la mera asportazione del liquido, o addirittura della borsa poplitea in toto, non potranno in alcun modo essere risolutive.

La particolare geometria dello spazio articolare del ginocchio consente di individuare 3 differenti compartimenti: quello mediale (tra condilo femorale mediale e piatto tibiale mediale), il compartimento laterale (tra condilo femorale laterale e piatto tibiale laterale) e quello femoro-rotuleo (tra la troclea femorale e la superficie posteriore della rotula). Ognuno di essi ha caratteristiche diverse sia dal punto di vista morfologico che funzionale e, in caso di patologie, anche il trattamento, soprattutto chirurgico, può essere indirizzato ad uno soltanto dei 3 compartimenti.