Artrosi del Ginocchio

Con il termine artrosi si intende l’usura della cartilagine di una determinata articolazione. Le grandi articolazioni degli arti inferiori come l’anca e il ginocchio, soggette a maggior carico, sono quelle più spesso coinvolte, sebbene potenzialmente tutte le articolazioni del nostro corpo dotate di cartilagine (cosiddette diartrosi) possano andare incontro all’artrosi.

L’artrosi primaria (chiamata anche primitiva o idiopatica) è una patologia cronico-degenerativa, che vede come prima causa l’inevitabile processo di invecchiamento tissutale che coinvolge in particolar modo proprio la cartilagine articolare, con una progressione del danno che può arrivare fino all’esposizione dell’osso sottostante. Le forme più severe sono infatti tipiche delle persone oltre i 70-75, senza altra causa apparente (talvolta vi può essere una predisposizione genetica). Nello stadio terminale, l’assenza di cartilagine comporta attrito tra le superfici ossee, non più protette dal mantello cartilagineo, con insorgenza di dolore, progressiva rigidità durante il movimento, fino alla sua perdita, compromettendo la qualità della vita del paziente. L’artrosi del ginocchio, una tra le più frequenti, prende il nome di Gonartrosi. Si stima che nel mondo, oltre 250 milioni di persone soffrano di gonartrosi. In Italia, ne soffre circa il 17% della popolazione. Oltre i 75 anni è coinvolto circa il 70% dei maschi e circa il 50% delle femmine,

Artrosi secondaria: Cause e Fattori di Rischio
• Sovrappeso e obesità (per sovraccarico articolare).
• Traumi (sia con meccanismo di danno diretto che indiretto, con lesioni ai legamenti o ai menischi, che possono creare instabilità articolare e/o accelerare la degenerazione della cartilagine).
• Attività lavorative o sportive usuranti (con meccanismo microtraumatico).
• Difetti di allineamento o malformazioni articolari o allineamenti scorretti (talvolta l’asse del ginocchio non è neutro, può essere valgo -ginocchia che convergono, o “a X- o varo -ginocchia verso l’esterno o “a O” e ciò può aumentare il carico su specifiche aree dell’articolazione. Tra le malformazioni, tipica è la displasia trocleare, che porta a una precoce artrosi dell’articolazione femoro-rotulea).
• Malattie infiammatorie croniche (quali l’artrite reumatoide, l’artropatia psoriasica, il LES, la gotta, la condrocalcinosi).
Mentre le forme primitive sono tipiche dell’età avanzata, le forme secondarie possono coinvolgere persone più giovani, anche nella fascia di età compresa tra il 40-50 anni. La comprensione delle cause e dei fattori di rischio può, in alcuni casi, consentire di rallentare il processo degenerativo, per esempio cambiando stile di vita, e poter così rinviare trattamenti chirurgici più aggressivi.

 

Sintomi
I principali sintomi dell’artrosi del ginocchio includono:
• Dolore: progressivamente ingravescente, aumenta col movimento e può comportare difficoltà a camminare.
• Rigidità: soprattutto al risveglio o dopo periodi di inattività.
• Gonfiore: legato al processo infiammatorio in atto.
• Rumori articolari (scricchiolii e crepitii): legati all’attrito tra le superfici.
• Riduzione del movimento dell’articolazione: difficoltà a piegare o estendere completamente il ginocchio.
• Deformità articolare: negli stadi avanzati, il ginocchio può presentare deviazioni in varo o in valgo anche piuttosto evidenti, per usura di un compartimento rispetto ad un altro.

Diagnosi
La diagnosi si basa su:
• Visita specialistica: il medico apprende la storia clinica e i sintomi, valuta la mobilità, l’eventuale presenza di liquido, la forma del ginocchio, la sede del dolore anche in rapporto alle attività svolte.
• Radiografia tradizionale in AP + LL + assiale di rotula a 45° (meglio se in piedi): è il pilastro diagnostico dell’artrosi di ginocchio . Consente di misurare lo spazio articolare (espressione indiretta dello spessore cartilagineo), eventuali deviazioni dell’asse del ginocchio (in varo o in valgo). Può consentire di aprezzare grossolane alterazioni della superficie ossea (come nelle osteonecrosi o in presenza di osteofiti -escrescenze ossee legate all’artrosi-).
• Risonanza magnetica: rispetto alla radiografia rappresenta un esame di secondo livello, non sempre indispensabile. Talvolta è richiesta per la valutazione dei “tessuti molli” (ad es. dei legamenti crociati) ed eventuali difetti focali della cartilagine.
• Esami del sangue: non sempre richiesti, divengono fondamentali per la diagnosi delle forme artrosiche secondarie legate a patologie infiammatorie croniche (come l’artrite reumatoide, l’artropatia psoriasica, la gotta, etc.).

 

 

Trattamento
Non esiste, ad oggi, una cura definitiva per l’artrosi, ma diversi approcci possono alleviare i sintomi e rallentarne la progressione, in particolare negli stadi iniziali.
Trattamenti conservativi
• Fisioterapico/riabilitativi: terapie strumentali antalgiche (es. laser, ultrasuoni, TECAR, etc.). Esercizi volti al mantenimento della mobilità, rinforzare  i muscoli e mantenerli elastici.
• Farmaci antidolorifici e antinfiammatori: come il paracetamolo, i FANS (COX2 selettivi, ibuprofene, diclofenac), antidolorifici non-FANS (oppiacei).
• Integratori: combinazioni di collagene, condroitina e glucosamina possono offrire benefici sul dolore e la riduzione dell’attrito articolare. NON POSSONO IN NESSUN CASO CONSENTIRE LA RICRESCITA DELLA CARTILAGINE USURATA.

• Infiltrazioni intra-articolari:

-Con fattori di crescita (derivati dal sangue periferico o dal tessuto adiposo): la loro efficacia è ad oggi sovrapponibile agli integratori per os e alle infiltrazioni con cido ialuronico (vedi sotto), ma con notevoli rischi infettivi e elevati costi.

-Con acido ialuronico per lubrificare l’articolazione o (raramente, in casi selezionati) con corticosteroidi, per ridurre l’infiammazione.
Trattamenti chirurgici (nei casi medi e gravi):
• Artroscopia: unicamente per il lavaggio dell’articolazione (cosiddetta “pulizia”) per rimuovere detriti cartilaginei. In presenza di piccole lesioni, circoscritte, della cartilagine, possono essere eseguite le “microfratture”: piccoli fori nell’osso sottostante la cartilagine lesionata, in grado di far crescere una sorta di “tappo” formato da nuova cartilagine cicatriziale, dotata comunque di minor resistenza meccanica rispetto a quella normale.
• Osteotomia: si pratica una vera e propria frattura (di solito della tibia) in modo da modificare l’asse del ginocchio (quando troppo valgo o troppo varo) per distribuire meglio il carico e rallentare l’usura della cartilagine ancora presente.
• Protesi del ginocchio: la “copertura” della superficie ossea di tibia e femore con inserti metallici separati da un cuscinetto di polietilene, prende il niome di Protesi (più correttamente Artroprotesi). La sostituzione può essere parziale (di solo un compartimento, quello usurato: mediale, laterale o femoro-rotuleo), con notevole vantaggio in termini di velocità di ripresa e livello dell’attività fisica, o Totale (quando l’usura è di almeno 2 compartimenti del ginocchio), di solito nei casi avanzati. Il notevole miglioramento dei materiali rispetto passato, con incremento della durata delle protesi e del livello di soddisfazione, ha portato negli ultimi 20 anni a un progressivo aumento del numero di interventi di Protesi di Ginocchio, in particolare Monocompartimentali, con notevole miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Prevenzione

Riveste fonfamentale importanza nelle forme secondarie di artrosi di ginocchio.
• Mantenere un peso corporeo adeguato.
• Praticare attività fisica regolare e a basso impatto (nuoto, bicicletta, esercizi da “palestra”, volti al movimento e al rinforzo muscolare, in assenza di corsa e salti).
• Evitare traumi ripetuti e movimenti scorretti.
• In presenza di grve ginocchio varo o valgo sarebbero opportuni interventi chirurgici correttivi del’asse.

•Una dieta sana ed equilibrata può mantenere in salute anche la cartilagine delle articolazioni.