Anatomia del Ginocchio
Il ginocchio è una delle articolazioni più importanti e complesse del corpo umano. La sua corretta funzione, infatti, è indispensabile per lo svolgimento di attività fondamentali per la nostra vita quali camminare, correre, saltare e accovacciarsi.
I suoi movimenti essenziali sono la flessione e l’estensione della gamba rispetto alla coscia, ma sono possibili anche movimenti rotatori e, in minima parte, laterali. In realtà, oltre all’ importanza legata al ruolo meramente “meccanico” che svolge, al ginocchio attribuiamo, involontariamente, anche un fondamentale ruolo simbolico, connesso allo “stare in piedi” in senso metaforico, ad un concetto generico di forza, di capacità nell’andare avanti nella vita. Al contrario, sono note a tutti le locuzioni “mettersi in ginocchio di fronte a qualcuno”, “essere ridotti in ginocchio” che indicano situazioni relazionali particolarmente negative.
L’anatomia del ginocchio include ossa, cartilagini, legamenti, tendini e muscoli, che garantiscono insieme stabilità e sostegno, ma anche estrema mobilità. Ecco una panoramica delle principali strutture del ginocchio:

Ossa
Distinguiamo 4 ossa:
Femore: L’osso lungo più grande del corpo umano e della coscia, con i suoi due condili femorali, mediale e laterale, che si articolano con la tibia.
Tibia: L’osso lungo più grande della gamba, che con i suoi “piatti tibiali” (mediale e laterale) sostiene la maggior parte del peso corporeo. La maggior parte dei movimenti del ginocchio è il risultato dello scorrimento reciproco tra i condili femorali e i piatti tibiali.
Rotula (o patella): Un osso sesamoide che si trova nella parte anteriore del ginocchio e protegge l’articolazione. Inoltre, funge da leva per il muscolo quadricipite.
Perone (o fibula): Sebbene non entri direttamente in contatto con le superfici articolari di femore e tibia, si trova lateralmente alla tibia e offre inserzione ad alcuni importanti legamenti e tendini.


Cartilagine
Cartilagine articolare: di colore bianco perlaceo, riveste le superfici del femore e della tibia destinate al contatto reciproco, oltre alla parte posteriore della rotula. Grazie alla sua eccezionale levigatezza, elasticità e robustezza, consente un perfetto scorrimento dei capi ossei senza attrito, consentendo movimenti armoniosi e fluidi.

Legamenti
I legamenti stabilizzano il ginocchio, impedendo movimenti anomali ed eccessivi:
Legamenti crociati: due strutture cordoniformi che si incrociano tra loro a formare una “X”, e situate all’interno del ginocchio (sono intracapsulari ma extrasinoviali, vedi di seguito), collegando il centro dei piatti tibiali ai condili femorali:
Legamento crociato anteriore (LCA): controlla il movimento anteriore della tibia rispetto al femore.
Legamento crociato posteriore (LCP): controlla il movimento posteriore della tibia rispetto al femore.
Legamenti collaterali, situati all’esterno del ginocchio (extracapsulari):
Legamento collaterale mediale (LCM): stabilizza il ginocchio contro le forze che spingono la gamba e il ginocchio verso l’interno.
Legamento collaterale laterale (LCL): stabilizza il ginocchio contro le forze che spingono la gamba e il ginocchio verso l’esterno.


Menischi
Menischi: sono due strutture a forma di mezzaluna, il menisco mediale (o interno, a forma di “C”) e il menisco laterale (o esterno, a forma di “O”). Agiscono come cunei e ammortizzatori, garantendo stabilità, distribuendo il carico e riducendo le sollecitazioni trasmesse in particolare alla cartilagine e all’articolazione nel suo complesso. In realtà, all’interno dei menischi, così come all’interno di cartilagine, legamenti e tendini, sono presenti anche piccolissime terminazioni nervose, in grado di fornire e ricevere informazioni dal nostro sistema nervoso centrale, assumendo così un ruolo cruciale nel corretto mantenimento dell’equilibrio posturale.
Tendini
I tendini collegano i muscoli alle ossa: Tendine del quadricipite: Collega il muscolo quadricipite al polo superiore della rotula.
Tendine rotuleo: Collega il polo inferiore della rotula alla tibia (in corrispondenza della tuberosità tibiale anteriore).
In realtà intorno all’articolazione del ginocchio trovano inserzione numerosi altri tendini (tendine del capo lungo del bicipite femorale, del semimembranoso e del semitendinoso, del sartorio, dei gemelli mediale e laterale), che partecipano sia alla sua stabilità che ai movimenti di flessione e quelli combinati di flesso-rotazione interna ed esterna. Tuttavia, essendo essi periferici rispetto al ginocchio stesso, non vengono considerati nella seguente trattazione per semplicità descrittive.


Muscoli
Quadricipite femorale: il più grande muscolo del nostro corpo, situato nella parte anteriore della coscia, origina dal bacino e giunge fino alla rotula, che avvolge e stabilizza con il suo tendine. Il suo nome deriva dall’essere costituito da quattro distinti capi (vasto mediale, vasto laterale, vasto intermedio e retto femorale), che devono lavorare in sinergia. Quando ciò non accade e vi è, ad esempio, uno sbilanciamento tra il vasto mediale e vasto laterale, può verificarsi uno scorretto scorrimento rotuleo. La sua contrazione comporta principalmente l’estensione della gamba rispetto alla coscia, essendo fondamentale quindi per lo stare in piedi e per una corretta camminata, che può risultare compromessa in caso di una debolezza del quadricipite.
Muscoli posteriori della coscia (o ischiocrurali): Semimebranoso, Semitendinoso e Bicipite Femorale. Sono i principali muscoli coinvolti nella flessione del ginocchio e risultano quindi antagonisti del quadricipite.
Muscoli gemelli (o gastrocnemi), mediale e laterale: Fanno parte del polpaccio, ed essendo biarticolari, partecipano sia alla flessione del ginocchio che alla flessione del piede.

Capsula articolare
La capsula articolare del ginocchio è un involucro fibroso che circonda e avvolge l’articolazione a 360°, sigillandola con un vero e proprio meccanismo di “sotto vuoto”, accompagnandola durante il movimento, ma conferendole insieme stabilità e protezione. Essa, infatti, è abbastanza robusta da limitare i movimenti eccessivi dei capi articolari del femore e della tibia, entrando in tensione e bloccandoli; questo ruolo è maggiormente visibile nella zona posteriore, dove la capsula si ispessisce formando alcuni legamenti (popliteo, obliquo ed arcuato). Questa struttura è al contempo morbida ed elastica, assecondando così il movimento e adattandosi allo scorrimento delle superfici ossee, senza ostacolarlo. La parte più profonda della capsula articolare è in contatto con la membrana sinoviale, un foglietto sottilissimo dal quale è difficilmente separabile.
Membrana sinoviale, liquido sinoviale e borse sinoviali
La membrana sinoviale del ginocchio è quello strato sottilissimo, ricco di vasi sanguigni e terminazioni nervose, a contatto con la capsula articolare, che riveste internamente. Il suo compito fondamentale è quello di produrre il liquido sinoviale, che si caratterizza per l’essere “oleoso”, in grado di lubrificare le superfici articolari (grazie alla presenza dell’acido ialuronico), aiutandole così a farle scivolare senza attrito. Il liquido è anche in grado di “nutrire” la cartilagine articolare, che non ricevendo direttamente il sangue (la cartilagine, infatti, non è vascolarizzata), necessita di ossigeno e nutrienti trasportati dal liquido sinoviale. Ma la membrana sinoviale ha anche un ruolo nella rimozione di detriti cellulari e nella risposta immunitaria, grazie ad alcune cellule che si trovano al suo interno (sinoviociti B, macrofagi e Linfociti). In condizioni normali la quantità di liquido sinoviale oscilla da 0,4 e 4 ml. Tuttavia, in seguito a traumi (con o senza lesioni delle strutture interne quali ad esempio la cartilagine, i menischi e i legamenti crociati) o condizioni patologiche infiammatorie del ginocchio (sinoviti) o sistemiche (ad es. gotta, psoriasi, artrite reumatoide), la quantità può aumentare, talvolta anche considerevolmente, fino a dieci volte il volume normale. In questi casi, essendo il liquido incomprimibile, esercita una pressione sulla membrana stessa, causando dolore e guadagnando spazio verso alcune “sacche” (chiamate borse sinoviali) presenti intorno all’articolazione, tra le quali almeno tre meritano di essere ricordate: la borsa prerotulea (o sfondato quadricipitale), la borsa sottorotulea e quella poplitea, situata posteriormente, tra i muscoli gemello mediale e semimembranoso. Quest’ultima si trova a una certa distanza dallo spazio articolare, ma, grazie alla presenza di alcuni piccoli canali, l’eccesso di liquido sinoviale può raggiungere la borsa, normalmente quasi vuota, riempiendola. Questo meccanismo porta alla formazione della nota “cisti di Baker”, una raccolta di liquido sinoviale nella parte posteriore (poplitea) del ginocchio. Questo termine in realtà è improprio, poiché col termine cisti si intende in medicina la presenza di contenuto patologico all’interno di una cavità non esistente prima (neoformata). Ma, come detto, la borsa poplitea è una piccola cavità già esistente, che viene riempita a causa dell’eccesso di liquido. Inoltre, col termine “Cisti di Baker” si dovrebbe intendere la tipica raccolta di liquido sinoviale che si verifica in caso di Artrite Reumatoide, come descritto per la prima volta nel XIX secolo dal medico inglese William Morrant Baker. Troppo spesso, ormai, questo termine è utilizzato riferendosi a qualunque raccolta poplitea, non soltanto in presenza di artrite reumatoide, ma anche in caso di infiammazioni generiche, traumi, o patologia artrosica. Tale precisazione risulta fondamentale per la scelta del corretto trattamento, che deve essere anzitutto preceduto dalla comprensione dei fattori che hanno indotto l’eccesso di liquido sinoviale. Si ritiene pertanto scorretto l’approccio, purtroppo troppo spesso proposto, che prevede l’asportazione della famigerata “cisti di Baker”, con eventuali incisioni chirurgiche nella regione poplitea, o aspirazioni eco-guidate della stessa. Infatti, soltanto l’identificazione della causa e l’eventuale soluzione di questa potrà arrestare la produzione in eccesso di liquido (ad es. la cura dell’infiammazione sinoviale, il trattamento chirurgico dell’eventuale lesione meniscale o legamentosa, o il trattamento di una lesione cartilaginea), mentre la mera asportazione del liquido, o addirittura della borsa poplitea in toto, non potranno in alcun modo essere risolutive.
La particolare geometria dello spazio articolare del ginocchio consente di individuare 3 differenti compartimenti: quello mediale (tra condilo femorale mediale e piatto tibiale mediale), il compartimento laterale (tra condilo femorale laterale e piatto tibiale laterale) e quello femoro-rotuleo (tra la troclea femorale e la superficie posteriore della rotula). Ognuno di essi ha caratteristiche diverse sia dal punto di vista morfologico che funzionale e, in caso di patologie, anche il trattamento, soprattutto chirurgico, può essere indirizzato ad uno soltanto dei 3 compartimenti.
